Da un paio d’anni gira sempre la stessa domanda tra professionisti, freelance e manager: l’intelligenza artificiale è un alleato o finirà per rubarmi il lavoro?

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Da un paio d’anni gira sempre la stessa domanda tra professionisti, freelance e manager: l’intelligenza artificiale è un alleato o finirà per rubarmi il lavoro?

Spoiler: dipende da te! E no, non è una risposta da furbi per non sbilanciarsi, è il punto centrale della questione.

Il problema non è l’IA, ma la domanda sbagliata

Ogni volta che esce un nuovo modello di IA, sui social accade più o meno la stessa cosa: da un lato chi annuncia la fine di professioni (“il copywriter è morto, i programmatori spariranno”), dall’altro chi minimizza (“la creatività umana non si può sostituire”).

Entrambi hanno ragione o meglio, entrambi osservano solo metà del quadro.

La domanda giusta non è “l’IA sostituirà il mio lavoro?”, ma “l’IA cambierà il modo in cui svolgo il mio lavoro, e io sono pronto a cambiare con lei?”

Perché la storia ci racconta una cosa abbastanza semplice: non sono le macchine a eliminare i lavori, sono le persone che usano le macchine a sostituire quelle che non le usano.

Il contabile che nel 1985 rifiutò di imparare ad usare Excel non fu battuto dal computer bensì dal collega che imparò ad usarlo.

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Quello che l’IA fa davvero bene

Niente giri di parole: alcune cose l’IA le fa già molto bene.

Può riassumere documenti lunghi in pochi secondi, scrivere bozze si vario genere, generare codice, tradurre testi e rispondere a domande complesse anche alle tre di notte (aggiungerei: senza chiedere gli straordinari).

Uno studio del NBER (National Bureau of Economic Research) ha misurato l’impatto dell’IA su oltre 5.000 operatori di customer support; in media, la produttività è aumentata del 14%, con picchi del 34% tra i lavoratori meno esperti¹.  

Un dato estremamente interessante perché mostra una cosa controintuitiva: gli strumenti di IA tendono ad aiutare di più proprio chi parte con meno esperienza.

In pratica significa che se non stai già usando questi strumenti, c’è una buona probabilità che qualcuno nel tuo settore stia lavorando più velocemente di te.

Ma c’è una cosa che l’IA non sa fare

Ci sono anche dei limiti piuttosto evidenti.

  • Non conosce il nome del responsabile acquisti con cui hai costruito un rapporto in tre anni di telefonate
  • Non sa cosa significa svegliarsi alle 7 con l’ansia di una presentazione che non convince
  • Non comprende le dinamiche interne di un’azienda
  • Non ha mai perso un cliente per una parola di troppo
  • Non percepisce quando una decisione “tecnicamente corretta” è comunque quella sbagliata.

In altre parole: non ha il contesto né le relazioni che guidano le decisioni umane.

Allora quali sono i ruoli che rischiano di più? Quelli ripetitivi e standardizzabili: data entry puro, trascrizioni, gestione di FAQ o prime bozze di testi legali.

Anche qui la realtà è meno drammatica di come viene raccontata: il lavoro non sparisce, ma cambia. Chi prima faceva solo inserimento dati oggi può diventare “supervisore di processi IA” o “specialista di validazione output”.

Al contrario, i ruoli che lavorano su contesto, decisioni, relazioni (consulenti, manager, designer strategici, terapeuti) avranno a disposizione strumenti nuovi per lavorare meglio.
Il valore aggiunto resta umano: empatia, visione, capacità di leggere il contesto e anche un certo senso etico nelle decisioni.

Non è solo un’impressione ottimistica: secondo il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025, prevede la creazione di 78 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030².
Le trasformazioni tecnologiche hanno sempre eliminato alcuni ruoli e creato altri. È successo con l’elettricità, con Internet e probabilmente succederà anche con l’IA.

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La trappola del “lo fa meglio di me”

C’è però una trappola psicologica che molti professionisti provano.

La prima volta che usano uno strumento di IA, restano a bocca aperta.
“Scrive meglio di me.”
“Sa tutto.”
“A cosa servo?”

È una sensazione comprensibile, ma è anche fuorviante.

L’IA è progettata per dare risposte plausibili, non necessariamente corrette. Non sa quando stai prendendo la direzione sbagliata. Non ha l’esperienza per dirti che un progetto non funzionerà. Non ha abbastanza coraggio per dire una verità scomoda ad un cliente.

Tu sì. E questo, nel 2026, vale più di quanto pensiamo.

Allora da dove si inizia?

  1. Inizia a usarla, subito.
    Non aspettare il corso perfetto. Prendi un task che fai ogni settimana e prova a delegarlo (anche parzialmente) a uno strumento di IA. Imparerai sul campo sperimentando.
  2. Comprendi il tuo valore.
    Chiediti quali parti del tuo lavoro richiedono davvero giudizio, esperienza o relazione. Quella è la zona in cui conviene investire.
  3. Non vivere l’IA come una scorciatoia.
    Molti usano l’IA di nascosto, quasi vergognandosi come se stessero “barando”. Usare strumenti migliori non ti rende meno bravo, ti rende più efficiente.

Sarà la fine di alcune figure professionali? Forse sì, alcune cambieranno ed altre scompariranno.
Ma per chi decide di adattarsi, l’intelligenza artificiale potrebbe essere una delle leve più potenti degli ultimi vent’anni.

Le leve non sostituiscono chi le usa, servono ad amplificarne le capacità.

Fonti
¹ Brynjolfsson, E., Li, D., Raymond, L.R. (2023). Generative AI at Work. NBER Working Paper No. 31161. Pubblicato anche su nber.org e The Quarterly Journal of Economics, 2025.

² World Economic Forum. (2025). Future of Jobs Report 2025. weforum.org

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