Lavorare come Graphic designer in un’azienda come Workpipe significa avere a che fare ogni giorno con creatività, progetti diversi, scadenze sempre dietro l’angolo… e il famigerato blocco creativo.

Sommario

Spoiler: a volte è il paninaro sotto l’ufficio a darmi le idee migliori

Lavorare come Graphic designer in un’azienda come Workpipe significa avere a che fare ogni giorno con creatività, progetti diversi, scadenze sempre dietro l’angolo… e il famigerato blocco creativo.

Quella sensazione paralizzante in cui ti ritrovi davanti al monitor, con mille schede di riferimento aperte, ma zero idee concrete. E più cerchi di forzare l’ispirazione, più lei ti guarda da lontano e se la ride.

All’inizio pensavo che le grandi idee dovessero per forza arrivare da fonti “serie”: libri di grafica, portfolio da premio, mostre d’arte, case study super raffinati su Behance. E per carità, servono. Ma la verità è che le idee più vive, quelle che sento davvero mie, spesso arrivano da tutt’altra parte. Da posti normali, situazioni quotidiane, a volte perfino da momenti noiosi o scomodi.

Ecco qualche esempio pratico, assurdo ma vero.

1. La pubblicità sbiadita della pizzeria

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Qualche settimana fa stavamo lavorando, per una pasticceria storica della nostra città, a un progetto con un mood retrò. Bisognava ricreare un’identità visiva, sempre vicina a quel mood vintage, ma senza scivolare nei soliti riferimenti cliché.

Avevo il cervello in pappa, i soliti font e le palette mi sembravano tutte uguali.
Poi, tornando a casa, ho notato una pizzeria che sembrava uscita direttamente dagli anni 50: insegna scolorita, caratteri bold con contorno rosso, sfondo verde oliva, pattern a quadretti bianchi e rossi. Bruttina? Sì. Ma aveva personalità.

Era onesta, nel suo essere rimasta ferma nel tempo. Ho scattato una foto (sì, sembravo una pazza a fotografare un’insegna alle 19:30 davanti a gente affamata) e sì, quella è stata la mia ispirazione, il punto di partenza che mi facesse uscire dal loop mentale che ogni grafico affronta.

2. Il panino che ha cambiato il layout

Altro episodio curioso: avevamo bisogno di un layout originale per una pagina servizi di un sito. Volevo svecchiare, volevamo qualcosa di modulare, ma dinamico, pulito e semplice da leggere. Brainstorming piatto. Allora pausa pranzo, paninaro di fiducia.

In attesa, guardo il menù stampato su un foglio plastificato. Inizialmente mi fa sorridere: impaginazione confusa, mix di font improbabili, ma qualcosa mi colpisce. La logica. I panini erano suddivisi in blocchi chiari, con simboli, colori e numeri. Un caos ordinato, insomma.

Ho preso quell’idea e l’ho “nobilitata”: blocchi modulari ben separati, icone per accompagnare i testi, colori distintivi per ogni sezione. Un layout pulito, accessibile e coerente. Morale? Il menù di un paninaro mi ha sbloccato più di mille template scaricati.

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3. La conversazione al bar

Una delle fonti di ispirazione più sottovalutate? Le persone.

Soprattutto quando non sanno di essere ascoltate. Un giorno al bar, dopo aver finito di lavorare, mentre svolgevo il mio appuntamento pomeridiano con il mio solito succo all’ananas, due ragazze parlavano davanti a me. Discutevano su quale filtro Instagram stesse meglio sulle brioche alla crema, con un’intensità quasi filosofica. Sembrava una banalità, ma mi ha fatto riflettere.

Stavamo lavorando a un progetto per un ristorante, brand food destinato a un pubblico giovane e molto social. Quella conversazione mi ha fatto capire cosa conta per loro: foto vere, calde, spontanee. Da lì ho cambiato approccio: meno estetica perfettina, più storytelling visivo. Più “dietro le quinte” che “copertina da rivista”.

4. La camminata senza meta

C’è anche un’altra fonte di ispirazione che funziona, almeno per me: camminare. Semplicemente uscire, staccare, guardare i palazzi, le scritte sui muri, i volantini attaccati ai pali. Qualche volta ho scattato foto a manifesti strappati, insegne fatte a mano, vecchie targhe arrugginite. In tutto questo caos urbano, trovo spesso un dettaglio, una combinazione di colori o una texture che diventa l’idea base per un progetto.

Non so spiegare il meccanismo, ma mentre cammino, le idee si rimettono in ordine da sole. Credo sia il fatto di uscire dalla “modalità lavoro” e dare al cervello il tempo di fare collegamenti assurdi. Funziona anche quando la camminata è solo per andare al supermercato, eh.

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In sintesi: la creatività vive fuori da Canva pro. Se c’è una cosa che ho imparato, è che l’ispirazione non ama farsi trovare quando la chiami troppo forte. Spesso arriva quando abbassi la guardia, quando non la cerchi. Sta fuori dal monitor, fuori dalla to-do list, fuori dalla comfort zone.

E quando arriva? Devi solo essere pronta a riconoscerla. Anche se prende la forma di un menù unto, di un bar affollato o di una scritta storta su un cartello.

Un consiglio per chi disegna (ma anche no): portarsi sempre dietro un quadernetto o segnarsi una nota sul telefono. Scrivere o disegnre subito tutto quello che ci ha colpito, anche se sembra sciocco. Perché quando servirà un’idea, magari sarà proprio quella piccola cosa, vista per caso, a farci partire col piede giusto.

E se capita davanti a un panino con la porchetta… be’, doppia soddisfazione.

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